Il primo colloquio

April 3, 2017

 

Il primo colloquio di psicoterapia è un incontro speciale ed unico. Inizia al suono del campanello che con il suo vibrare sancisce la partenza di un cammino già progettato, deciso, pensato ed immaginato nella mente del cliente.

Il terapeuta sistemico inizia il suo lavoro ponendosi precise domande:

  • perché questa persona, questa coppia, questa famiglia si rivolgono a me e non risolvono da soli i propri problemi?

  • che cosa devo fare per aiutare queste persone a risolvere i loro problemi?

  • come fare per dare risorse, cambiare i pattern relazionali, rendere le premesse flessibili, generare nuove narrative o conversazioni, introdurre riflessività?

I clienti varcano la soglia dello studio con altre precise domande:

  • questo terapeuta sarà in grado di farmi sentire meglio?

  • soffrirò di meno tra 60 minuti?

  • cosa mi chiederà? saprò rispondere?

  • i miei soldi saranno ben spesi?

Due mondi si incontrano ed interagendo generano un nuovo universo. Durante il primo colloquio il terapeuta sistemico, di norma, descrive il setting e la metodologia di lavoro, chiede conferma delle informazioni ricevute al momento del primo contatto, e riassume le informazioni sull’inviante, sui membri della famiglia e sul problema presentato.

Il primo incontro di terapia è un po’ come iniziare a costruire un puzzle: è necessario cercare i pezzi che, unendosi tra loro, permettono di dare un significato relazionale ai sintomi che arrivano in seduta. I pezzi del puzzle si cercano facendo domande, chiedendo, sondando e poi ascoltando con attenzione, umiltà e rispetto. Si rovista nel mucchio dei pezzi sparsi sul tavolo, li si guarda tutti nel loro insieme, poi se ne sceglie uno che si distingue, che spicca nell’insieme e, tenendolo in mano, lo si guarda attentamente per poi cercarne un altro che unito al primo crea una dettaglio più preciso, genera un significato. Lentamente si procede con pazienza ed ordine, metodo ed accuratezza. Il colloquio è una ricerca sul campo: più il terapeuta amplia lo sguardo e più la ricerca si arricchisce di ulteriori elementi di comprensione, si particolari, di sfondi, di figure, di differenze, di dettagli ed informazioni. Il terapeuta fa un’analisi accurata dell’invio e della presa in carico con una serie di domande precise ed inizia a raccogliere informazioni sul perché la persona, la coppia o la famiglia abbiano scelto lui, sul come ha preso forma tale scelta, sul rapporto con l’inviante ed i contatti avuti con altri esperti. Tutte queste informazioni iniziano un racconto che da vita ad una storia che rivive e si rigenera nella relazione tra il cliente ed il terapeuta.

Analizzato l’invio e assodata la motivazione, il terapeuta inizia ad indagare il perché, in questo preciso momento, il cliente ha deciso di chiedere aiuto.

"Come mai ora?”

Introdotto il tema, i dati vengono raccolti attraverso una serie di domande usate per ottenere e organizzare informazioni.

“Come è emerso questo problema?”

“Quando si è accorto del problema?”

“Quando ha avuto i primi segnali?”

“Quali erano questi segnali?”

“I sintomi forniscono quindi al terapeuta una mappa stradale e indicano dove va cominciata la terapia” (Kenney, 1985).

Si ricostruisce la storia del problema che ha portato il cliente in terapia.

Il comportamento sintomatico è infatti paragonabile ad un “prurito”, a un “faro di luce” o a un “suono di tromba” perché attira l’attenzione di qualche persona. Famiglia, amici, vicini e terapeuti possono tentare di essere utili (Kenney, 1985).

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