L'importanza delle domande

April 4, 2017

Le domande in terapia

 

Il terapeuta, dopo avere ricostruito la storia del problema durante un primo colloquio, percorre le vicende che hanno portato il cliente in terapia ed esplora il presente e il contesto in cui attualmente vive. Le domande poste cercano di verificare se il problema è costante o se presenta delle variazioni legate a diversi contesti e interazioni.

Indagate esperienze e descrizioni, le domande sondano le spiegazioni che il cliente e le persone significative danno al problema. Il terapeuta apre la possibilità a possibili connessioni di eventi, emozioni e significati.

 

 

 

T: “Lei ne aveva parlato con qualcuno di questo problema?”

T: “Cosa le avevano detto le persone con cui aveva parlato?”

T: “Come se l’erano spiegato ciò che accadeva?”

T: “Lei piangeva?”

T: “Perché piangeva?”

T: “Pensava fosse una cosa seria?”

T: “Cosa ha pensato?”

T: “Che spiegazione ha dato al problema?”

 

La domanda apre al dubbio, all’idea che esistono possibili alternative e permette di uscire da idee rigide dal carattere di immutabilità.

Domandare apre lo sguardo, allarga l’orizzonte, porta a scrutare, cercare, vagliare e sussurra l’idea che ci sono alternative possibili a quanto fino a poco prima sembrava dolorosamente immutabile.

Il cliente viene spinto all’auto osservazione e a confrontare come si vede con il come è visto dagli altri. Il terapeuta cerca di portare a prendere in considerazione altri punti di vista uscendo dalla rigidità e cercando differenze.

Si procede poi nella ricerca di informazioni con domande su differenze e cambiamenti nei comportamenti nel corso del tempo ricercando sempre nuove connessioni e significati.

Riunite le informazioni, il terapeuta riformula quanto è stato appena detto e tenta di introdurre altri mondi possibili e soprattutto un mondo dove il sintomo è riletto in maniera simbolica suggerendo un’ipotesi che prova a contrastare una visione che si presenta spesso rigida o difesa.

Il cliente, narrando la propria storia, ha rimesso in gioco connessioni e significati. Sta già iniziando una nuova danza.

A fine seduta il terapeuta ringrazia la persona, la coppia o la famiglia per essere venuti e per essere stati disponibili e comunica che avrà bisogno di un altro tempo per potere meglio valutare la situazione.

Il terapeuta chiede al cliente di non cambiare nulla durante il tempo che li separa dal successivo incontro e di non fare“movimenti”.

Si suggerisce il non-cambiamento e si ferma apparentemente il tempo.

“E’ come introdurre una sequenza che apre il presente al futuro. Si connota positivamente l’assenza di cambiamento e contemporaneamente si indica la possibilità di cambiare…. L’uso di alcune locuzioni temporali, del genere per il momento, in questo periodo di tempo, finora/in seguito, non è ancora il momento ecc, toglie il potere di cambiare all’intenzionalità, alla volontà dei clienti e dei terapeuti, per riconsegnarla, al tempo, al futuro……. Alla realtà del sintomo viene accostata un’altra possibile realtà. Un nuovo futuro si dischiude alla coscienza dei clienti” (Boscolo e Bertrando, 1993)

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