Adolescenza: una sfida da raccogliere

April 20, 2017

 

L’adolescenza è un periodo di cambiamenti, di rapide e sconvolgenti trasformazioni che investono il corpo, la mente, i comportamenti, le relazioni. E’ un’età di intense emozioni, di entusiasmi e disillusioni, di ideali e paure. Età di audacia e coraggio, ma anche di paura e incertezza. L’adolescente è in bilico fra il passato e il futuro. Da un lato sente la forte spinta a crescere, sente il fascino del mondo adulto al quale si sta affacciando, dall’altro porta i segni di un’infanzia ancora vicina. Da un lato ha fretta di appropriarsi dell’autonomia, dall’altro qualcosa lo spinge inesorabilmente indietro verso un passato conosciuto e rassicurante di bambino piccolo. Da un lato la decisione nel confronto col mondo, dall’altro l’indietreggiare verso la dipendenza e la passività. Si parla di adolescenza come di un’età di confine, di passaggio, spesso si utilizza l’espressione “crisi adolescenziale” dove il termine “crisi” rimanda a qualcosa di oscuro, di sconosciuto, di difficile da definire.

L’adolescenza per le sue trasformazioni biologiche e culturali appare come una delle età in cui viene maggiormente affrontato il tema della differenziazione e definizione della propria identità; non solo vi è la necessità di comprendere i propri sentimenti come diversi dagli altri all’interno di sé, ma anche capire i propri confini esterni, nel senso di autonomia, aree di interesse e conoscenze. L’adolescenza implica quindi una ridefinizione interna (dei processi psichici) ed esterna (dei processi interattivi) dei vecchi legami. Questo processo coinvolge non solo gli adolescenti ma anche le persone intorno a loro, in primis le figure genitoriali. Winnicott offre un interessante punto di vista parlando dell’adolescenza come di un periodo in cui il giovane deve realizzare un nuovo adattamento alla realtà, un periodo in cui la «vulnerabilità del Sé» è massima e determina una nuova esigenza di dipendenza.

Il problema dell’adolescente ruota, sostanzialmente, attorno all’affermazione “io sono” e alla domanda “che cosa sono?”. L’adolescente secondo Winnicott si trova alle prese con un  lutto da elaborare. Lutto per il proprio corpo infantile che cambia e non rimane più come era prima, lutto per la perdita dei genitori “infantili”, nel senso del distacco dalle autorità genitoriali, della de-idealizzaizone, della perdita di quella relazione protettiva che fino a questo momento aveva caratterizzato il legame con i genitori. Mentre il bambino si separa dalla madre, o dagli oggetti primari, interiorizzando l’oggetto, l’adolescente deve separarsi dai propri oggetti interiorizzati per volgersi ad oggetti esterni ed extrafamiliari.  Il bisogno dell’adolescente è quello di poter sperimentare un doppio movimento: da un lato il bisogno di evitare false soluzioni rifiutando i compromessi, ricercando la verità, l’originalità e l’autenticità, il bisogno di sentirsi consistente e reale, dall’altro il bisogno di sfidare un ambiente in cui tale provocazione venga tollerata, dove la sfida venga accolta, dove alla comprensione si sostituisca il confronto, ma dove la necessità di dipendenza resti comunque assicurata.

L’adolescente sfida il contesto, una sfida che non è conflitto ma contestazione, una sfida che porta novità, creatività e cambiamento. Se il contesto risponde non accettando tale sfida, bloccandola o rifiutandola, allora si genera il conflitto e la sfida non sarà più caratterizzata dalla creatività ma dalla distruttività. La società deve essere in grado di accettare la crisi depressiva dell’adolescente, intesa come un distacco dagli oggetti primari e sopportazione di non sentirsi ancora reali, come una fase di sviluppo del naturale processo di crescita. È necessario che gli adolescenti transitino per un certo periodo attraverso una zona di bonaccia, una fase in sui si sentono futili, sospesi, inconsistenti, indefiniti e non hanno ancora trovato se stessi.

La grande sfida degli adolescenti al mondo degli adulti non è tanto da vedersi nel ‘fastidio’ che la loro condotta e problematicità comporta, ma è piuttosto nell’andare a toccare quella parte di noi, più o meno grande a seconda dei casi, che non ha vissuto fino in fondo la crisi depressiva che l’adolescenza comporta” (Nicolò e Zavattini, 2002).

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