Il “conflitto” con i genitori come componente essenziale del processo adolescenziale

April 24, 2017

 

 

 

“Arriva un momento in cui i figli ti si staccano dalle mani,

come sull'altalena, quando li spingi per un pezzo e poi li lasci andare.

Mentre salgono più in alto di te, non puoi fare altro che aspettare,

e sperare che si reggano saldi alle corde.

L'oscillazione te li restituisce, prima o poi, ma diversi e mai più tuoi”.

P. Giordano

 

Una delle peculiarità dell’adolescente è quella di essere una persona che, con vigore, reclama la propria autonomia e individualità, ma che resta ancora profondamente dipendente dal quadro familiare della sua infanzia. Lo spazio delle relazioni familiari, della struttura familiare, della personalità dei genitori, si è dimostrato subito come uno dei fattori determinanti in quella che è chiamata da molti autori la “crisi adolescenziale”. Buona parte degli adolescenti, che abbiano o meno dei problemi, stabiliscono rapporti piuttosto conflittuali con i propri genitori; tale conflittualità è parte integrante del movimento psicoaffettivo dell’adolescente. A. Freud riassume così questo punto di vista: “io ammetto che è normale per una adolescente avere per un tempo piuttosto lungo un comportamento incoerente e imprevedibile…di amare i suoi genitori, e di odiarli, di rivoltarsi contro di essi e di dipendere da essi, di essere profondamente vergognosi con la propria madre davanti agli altri e inaspettatamente di desiderare parlare con tutto il cuore…Io penso che è necessario lasciargli il tempo e la libertà di trovare da sé la propria strada. Piuttosto sono i genitori ad aver bisogno di aiuto e consigli per supportarlo”. La riorganizzazione su una nuova base delle relazioni con i genitori costituisce uno degli avvenimenti che contrassegnano l’adolescenza. L’adolescente rimette in causa la personalità dei genitori: questa rimessa in causa rappresenta la manifestazione clinica e comportamentale della riorganizzazione intrapsichica, in particolare del rimodellamento delle immagini genitoriali, per cui è normale e naturale che l’adolescente e la sua famiglia possano trovarsi in conflitto.

Scrive Lidz (1969): “la violenza della rivolta è spesso un indice della pressione necessaria per rompere i legami che uniscono l’adolescente ai genitori piuttosto che la misura della sua ostilità nel loro confronti”. L’adolescente deve convincere i suoi genitori, ma anche in parte se stesso, di non avere più bisogno di loro, del fatto che ormai lui e i suoi genitori sono diversi e che il loro legame è diverso da quello che esisteva quando era un bambino. Nell’evoluzione di questa relazione intervengono inoltre i diversi aspetti del processo adolescenziale: trasformazione corporea puberale, accesso alla maturità sessuale, risveglio del conflitto edipico ed esacerbazione di desideri e timori delle relazioni incestuose, rifiuto di aderire all’immagine del bambino che proponevano prima i suoi genitori, ricerca di identificazione attraverso il gruppo dei coetanei o l’ammirazione di un estraneo. Sottolinea Lidz:” l’adolescente può avere bisogno di svalutare i suoi genitori ma non si augura di distruggerli in quanto modelli. La stima che egli ha per se stesso è strettamente collegata alla stima che egli ha per i suoi genitori. Egli deve superare l’immagine dei genitori onniscienti e perfetti che possedeva nella sua infanzia; ha però sempre bisogno di un genitore con il quale possa identificarsi e che gli servirà da modello per la sua vita adulta, e di un altro genitore in cui ricercare l’affetto e l’ammirazione”. La maggioranza dei genitori sono consapevoli di queste rivendicazioni degli adolescenti e modificano i loro atteggiamenti e le loro esigenze in funzione dell’evoluzione di quest’ultimi e accompagnano in un certo senso il loro adolescente nel corso della sua crisi. A livello familiare l’adolescente deve affrontare un’alternativa paradossale: da un lato deve rompere con i suoi genitori per scoprire la sua identificazione da adulto ma dall’altro egli non può ritrovare le basi della sua identità se non attraverso l’iscrizione nel romanzo familiare. In alcuni casi la contrapposizione fra i due genitori e l’adolescente diviene pesante, totale, continua: essa diviene allora un’opposizione generalizzata contro tutti gli adulti, tutta la società. Le interazioni possono irrigidirsi portando l’adolescente verso comportamenti più patologici.

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